Pensieri nell'Orizzonte

Non esiste in realtà  un orizzonte geografico che possa contenere il cielo di ogni possibile orizzonte: la Consapevolezza; tutto prende forma nella Consapevolezza, eppure il cielo dei cieli sembra abbassare se stesso nella forma di una contraddizione infinita: il cielo di ogni possibile cielo dentro un orizzonte d'aria, in un punto che appare materiale e finito chiamato "uomo"

LA MASCHERA DELL'OVVIO

 

Un dolce profumo di promesse è nell’aria stasera, il vivere questa giovinezza che chiede di essere messa in gioco, la speranzosa, l’ingenua attesa di qualcosa di indefinito dietro il quale si cela "banalmente" la voglia di essere amato. Banale è sempre la sostanza delle cose, il quotidiano scorrere della vita, l’ovvio, ed è proprio il modo in cui si guarda ad esso che caratterizza la ricchezza o la miseria dello spirito di un uomo. L’ovvio è lì, sempre a disposizione di tutti, ma pochi si mettono a disposizione dell’ovvio, pochi sono disposti davvero ad ascoltarlo. L’ovvio è davanti questo a cielo così struggente, è davanti al dolce profumo della primavera appena arrivata. L’ovvio è la nostalgia della vita passata che questa primavera vuole rievocare nel confronto con un presente apparentemente meno soddisfacente. Eppure anche quel tempo così celebrato dal ricordo ha qualcosa in comune con questi giorni: anche allora era nel profondo dell’anima il desiderio di qualcosa che mancava. Ciononostante ci costruiamo un mondo con i mattoncini di una memoria che noi stessi tradiamo nel tentativo di nascondere la sostanza vera del nostro vivere: la volontà di un altrove. E questa volontà è nascosta dentro la noia, è nascosta dentro la sofferenza nonostante ogni apparente soddisfazione. Il senso della vita dell’uomo si articola proprio su questa contraddizione: non sa niente di sé, perché questo sé egli non l’ha originariamente voluto, si ritrova gettato nel mondo dentro la prigione del proprio desiderio incolmabile di un altrove senza luogo. E in tutto questo discorso Dio non può mancare perché evidentemente Egli deve essere quell’altrove. Il luogo di Dio deve essere di sicuro oltre il gemere del mondo, oltre le migliaia di bambini morti che muoiono ogni secondo, oltre le mostruosità abortite dall’egoismo umano, oltre il dolore delle malattie e delle malformità che la natura ha prodotto da sé. Fosse anche una sola ingiustizia, fosse anche una solo bambino morto in un mondo perfetto, Dio sarebbe già irrimediabilmente prigioniero di quell’altrove senza luogo e senza tempo che è la sostanza non solo del nostro vivere, come dicevo, ma è la Sostanza del Tutto. Tutto è infatti desiderio di Dio, perché la vita vuole se stessa se non altro per avere il tempo di capirci qualcosa in più rispetto al proprio senso, e solo il principio primo che questo breve tratto di esistenza ha reso possibile può garantire questo tempo, e ciò anche, ma sarebbe meglio dire soprattutto, se questo principio primo non esistesse secondo le nostre categorie d'esistenza, assenza, presenza, intervento... la cosa meno importante di tutte è proprio questo silenzio. Ciò che ci interessa conoscere è solo la necessità del senso e del suo cammino verso di esso, fosse anche solo un modo, umano, troppo umano, di aspettare la morte.